"La grande illusione" di Erica Bonanni

Augh, 2018

Osvaldo è un uomo, o meglio, un mezzobusto ritratto ad olio su tela che risale alla fine del XVIII secolo.
A dipingerlo è Dorotea, una giovane donna condannata ad un matrimonio di convenienza con Filippo, un uomo piccolo, tozzo, calvo, sciancato e come se non bastasse, impregnato di un forte odore di urina a causa di una disfunzione ormonale.
Dorotea crea Osvaldo nel tentativo di lenire la sofferenza per un destino tanto crudele quanto inevitabile, e lo fa ad immagine e somiglianza del principe dei suoi sogni. La passione nel dipingerlo è talmente forte che il ritratto, ad un certo punto, prende vita. In realtà, Osvaldo può vedere, può sentire e può pensare, ma non può muoversi, né parlare. Così diventa testimone muto, a volte come protagonista e a volte come osservatore esterno, di un’innumerevole serie di rocambolesche avventure che lo accompagnano per oltre due secoli, fino ad arrivare ai giorni nostri.
Osvaldo ha vissuto per mesi all’interno di un armadio, per anni in una soffitta buia e per alcuni giorni nella cuccia di un cane. Ha visto due guerre e tre terremoti. E’ stato oggetto della vibrante libidine di una donna matura, oggetto di svago per un labrador, oggetto di venerazione per una vecchia romantica e oggetto di ossessione per un vecchio rincoglionito. Ha conosciuto il Cristo in croce, un farabutto travestito da prete e una vecchia bagascia affetta da amnesia. Ha imparato i fondamenti della lingua inglese, le parole della canzone Rosamunda e le parolacce. E’ stato seviziato moralmente da due scrofe lesbiche con nomi da soap opera, donato ad un parrucchiere trans obeso per assistere, infine, alla conversione di un uomo in finocchio!
A raccontare tutte queste storie è proprio Osvaldo, in prima persona che oltre a rivelare con dovizia di particolari la routine quotidiana dei vari personaggi così diversa tra loro e tra i secoli, rivela anche le debolezze, le fragilità e le speranze che la rendono comune.
Questo narrare, non sempre imparziale, viene reso ancora più personale dalle riflessioni interiori di Osvaldo. Il suo temperamento spiccatamente malinconico ed emotivo, infatti, lo spinge spesso a confrontarsi con i grandi dilemmi esistenziali e allora fioccano gli interrogativi sul senso dell’esistenza, sul destino, sull’amore, sulla voglia di vivere, per finire con un ultimo enorme dubbio: e se fosse solo una grande illusione?