"La perdita dell'aggettivo possessivo", Cinzia Platania

Talos edizioni, 2018

Il protagonista, tale signor Nostro, si reca  “all’apposito ufficio”, per abiurare all’uso dell’odiato aggettivo possessivo, scegliendo di vivere in modo leggero a partire dalla scelta di non attaccarsi a nulla, scelta confermata da una sorta di guru del Brico Center al reparto colle.
Nomen omen: misurandosi con divertenti personaggi i cui tratti della personalità sono ben rappresentati dai nomi, il signorNostro giungerà all’auspicata liberazione, pur dovendo confrontarsi con medici e psichiatri, i quali negheranno il suo statodi benessere per tutta la sua successiva esistenza.
A seguito dell’incontro col Sommo Decano della fantomatica Consulta sulla/sulle Verità, il protagonista raggiungerà ad una lucida e serena pace giudicata da altri follia, risvegliandosi pieno di consapevolezza, dopo essere caduto dalla bicicletta.
La Perdita dell’aggettivo possessivo è un raffinato compendio esistenziale in chiave filosofica, sdrammatizzato e scritto giocando sui giochi di parole.
Divertendosi tra nomi metaforici, i cui referenti sono personaggi emblematici, l’autrice tratta i grandi temi dell’esistenza, rispondendo alle domande della Vita in modo provocatorio ed irriverente, mentre gioca imbastendo su una trama semplice l’esperienza surreale di abbandono di ogni possesso.
Non nuova ad uno stile letterario surreale, l’autrice si appella ai lettori per coinvolgerli nei possibili finali, tramite l’espediente della meta-narrazione.

"I giochi verbali di Platania non sono mai fini a se stessi, ma anzi rinviano al connubio tra verità e parola, là dove appena la congiunzione diventa verbo si apre un mondo di possibilità pieno di trabocchetti. La verità è parola? La parola è verità? " (Pietro Spirito)