"Somma Zero" di Paolo Valerio Maria

3° premio per la sezione Racconti del premio letterario nazionale Franz Kafka 2016 (la motivazione della giuria QUI).

Giuseppe nasce in un famiglia benestante in una villa in campagna non lontano da Modena. Suo padre, il commendatore Francesco Pacini, è un possidente, un ex ufficiale di cavalleria che ha abbracciato il fascismo fin dai primi anni venti. Giuseppe da bambino subisce il fascino del regime appoggiato da suo padre, ma con il passare degli anni le cose cambiano; la guerra, attesa e temuta, scoppia quando è solo un ragazzino, l’Italia è alleata alla Germania nazista, il vecchio nemico contro cui Francesco ha combattuto sul Piave. Le ostilità raggiungono Giuseppe dopo l’8 settembre ’43 quando non ha ancora vent’anni. Giuseppe viene arruolato nella Repubblica Sociale Italiana, ma quando il suo reparto è comandato a rastrellare e impiccare i renitenti alla leva, diserta e si unisce ai partigiani. Con un continuo cambio di fronti dovuti ad azioni e catture Giuseppe conoscerà la galera e la condanna a morte, ma con scaltrezza e una buona dose di fortuna tornerà a casa dopo numerose traversie. Al ritorno in Emilia trova una situazione difficile dove suo padre cerca di salvare la famiglia e la vecchia casa tra partigiani, fascisti e tedeschi che di volta in volta occupano la villa.
Dall’altra parte delle Alpi Andreas ha qualche anno di più di Giuseppe e vive l’ingresso delle truppe del Reich a Vienna. Da soldato e poi da uomo segue l’esercito di Hitler in Polonia, poi in Francia e in Russia. Approda nella provincia di Lubiana quando la guerra è oramai persa e infine in Veneto. In Slovenia incontra una ragazza, poco più che bambina. Gli occhi di Vesna non sono quelli dei soldati che combattono attorno a lei, il suo punto di vista è diverso. Tra Andreas e Vesna nasce un legame.
Giuseppe incontra Andreas quando una pattuglia di partigiani cattura alcuni soldati tedeschi. Durante la prigionia Andreas decide di disertare e di unirsi ai partigiani, ma Giuseppe non si fida e non arruola l’austriaco.
Dopo un rastrellamento Andreas viene liberato dai suoi commilitoni, ma qualcuno lo denuncia come traditore. Una sorte non migliore attende Vesna che morirà durante una rappresaglia in Slovenia.
Durante tutta la narrazione Giuseppe, Andreas, Vesna e molti altri personaggi si incontrano e si sfiorano raccontando con le loro vite la Storia che sta creando l’Europa che sarà dei loro figli e nipoti.

 

nota dell'autore

Per fortuna la guerra non mi ha mai toccato direttamente. Solo a volte mi è passata vicina. Nell’estate del ’91, quando andavo in Friuli a trovare la mia fidanzata, sapevo che a pochi chilometri si combatteva in Slovenia: i MIG serbi sorvolavano i cieli e si  potevano vedere dalle nostre case. Poi, da adulto, ho dovuto richiamare velocemente dai cantieri dell’azienda per cui lavoravo il personale tecnico inviato in Siria e in Egitto, perché laggiù si cominciava a sparare. Mio padre invece la guerra l’aveva vissuta quando era ragazzo e lui me l’aveva sempre raccontata. Io da bambino ascoltavo, ma non sempre capivo. A papà piaceva raccontare: la sua guerra era sempre là, nei suoi racconti. Senza quelle storie questo libro non esisterebbe, non esisterebbe né quanto c’è di vero, né quanto di falso, né il puramente inventato. Purtroppo mio padre è morto, tanti anni fa. Avrei voluto fargli leggere questo mio romanzo e sentirgli dire: “Beh, però le cose non sono andate veramente come dici tu, la Verità è diversa…” E un’altra storia sarebbe stata narrata.