Nicola Skert, "PET"

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Sono 13 i racconti PET - Pulp Erotic Trash di Nicola Skert che vedono Paul, Maggie e Nick assieme protagonisti, vittime e carnefici. 13 storie di allucinazioni, perversioni, percezioni distorte della realtà vista nei suoi aspetti più duri, crudi, a volte ripugnanti, uno scavo nel fango di esistenze smarrite, nel torbido di menti malate dove si annidano inconfessabili desideri, pulsioni distruttive e autodistruttive. Dolori mai elaborati, voglie mai completamente soddisfatte, coscienze mai ascoltate. Eppure tutto è lì, a portata di mano, basta prendere, ghermire e si fa il pieno di ogni cosa affinché resti solo il vuoto nell’abisso che si spalanca, da cui ci si sente inesorabilmente attratti per sfuggire da se stessi, dagli altri, da una vita non voluta cui però si è inchiodati, condannati senza speranza di riscatto, di espiazione.
Facile mettere in scena racconti trash: basta guardarsi attorno, vedere quello che ci circonda, guardarsi dentro, ma non è proprio così. Storie di questo tipo non possono essere solo una sequela di situazioni granguignolesche, di animi sfatti, di vite mortificate. La scrittura le deve sublimare, renderle vere o veritiere e far sì che il lettore un po’ le riconosca come proprie, le elabori, le accetti. A volte sono pugni nello stomaco ma la scrittura non lascia scampo, incatena e non si può non andare fino in fondo là dove la crudezza delle descrizioni si scioglie in considerazioni sulla vita che le rendono talvolta persino commoventi.
Il titolo non tradisce le aspettative con una  realtà che si scrive e si descrive. Una prova importante e da grande autore per Nicola Skert, che nell’avventurarsi su un terreno accidentato come  questo riesce a rendere anche gli argomenti  più scabrosi, impegnativi e ad alto rischio un viaggio su cui riflettere, su cui posare anche se solo per un istante la nostra coscienza di lettori.
Maria Irene Cimmino