Massimo Bulli, "Caro babbo"

Ibiskos Editrice Risolo

La scrittura come terapia per trasferire su carta il proprio percorso personale, relazionandolo con le persone che potentemente hanno inciso nella vita dell'autore, spesso condizionandone decisioni e affetti. Una scelta non facile, sofferta quella di mettere a nudo la propria anima, vivisezionando se stessi per mettere ordine nei propri pensieri. Niente è meglio dello scrivere per capire e capirsi.

Il viaggio inzia con la storia del padre, profugo istriano con il suo portato di sofferenza e smarrimento, straniero sempre estraneo anche in un paese che non sarà mai suo, lontano da una terra che non sarà più sua.

Egli vive una lotta senza vincitori nè vinti contro il lavoro, i figli, il maggiore in particolare, persino contro gli oggetti quotidiani che assumono valenze particolari, in un perenne conflitto con un mondo che non vuole conoscere e riconoscere, in una società in costante evoluzione che ha spezzato i tempi del suo quotidiano, affossato speranze, distrutto idee, schiantato ideali.

Un excurus interessante tra storia, politica, civiltà perdute, futuri incerti che neanche i legami familiari riescono a rimodulare.

Massimo Bulli è coraggioso autore di un racconto che soprattutto nella prima parte, lontano da prese di posizione faziose riporta a galla vicende tormentate e ancora vive, mai sufficientemente sviscerate e affrontate delle nostre terre per far ricordare e rammentare anche alle nuove generazioni distratte e inconsapevoli quanto strazio si celi ancora e quanto importante sia tenere accesa la fiammella della memoria.

Maria Irene Cimmino