Maria Luisa Grandi, "Ritrovarsi"

Questo romanzo è la naturale continuazione del precedente libro dell’autrice “ La famiglia von Sonderburg”. Naturale perché la loro storia andava proseguita. I Sonderburg attraversano la Storia con le loro vicende, che spiegano bene le problematiche dei paesi coinvolti nei conflitti mondiali e il conseguente dopoguerra caotico che costringe ad abbandonare ruoli e sicurezze del passato. La Grandi fa un’attenta ricerca per raccontare le vicende politiche di quegli anni, riuscendo a fare chiarezza e dimostrando di riconoscere le diverse parti politiche coinvolte, senza essere faziosa e anzi mettendo in luce tanti punti non ancora chiariti nemmeno ai tempi nostri, riguardo alle responsabilità dei conflitti.
I Sonderburg sono tanti e vivono tra l’Italia e Vienna, sono tutti molto legati e si ritrovano sempre perché sanno che la loro forza è restare uniti. La grande villa di via Commerciale a Trieste che ricorda gli sfarzi di un tempo, è governata da sempre da Caterina, contessa madre, che rimane nella grande casa a rappresentare la sicurezza dell’amore. I figli e i nipoti ritornano sempre in quel luogo e anche chi si aggiunge alla già vasta parentela sente il richiamo di questa possente famiglia, intimorito ma onorato di farne parte.
Per affrontare una guerra bisogna essere freddi e decisi, sapere usare le energie per la sopravvivenza. Senza la forza del gruppo un evento di questa potenza distrugge. Lo sanno bene in questa famiglia dove tutti si arrangiano a salvarsi da un nemico che conoscono, la Germania, di cui però, come italiani, si ritrovano alleati senza condividerne le scelte; le loro origini austroungariche predominano e guidano i princìpi dei Sondemburg che, assolutamente antifascisti, combattono anche a fianco dei partigiani perché certi di quale futuro vogliono per la loro Italia.
Ma in questo bel romanzo non c’è soltanto la fatica del sopravvivere, la Grandi ci parla dei luoghi dove si svolgono i fatti: Italia, Vienna e Trieste, con descrizioni amorevoli di chi quei posti li ama. Sono i boschi dell’Austria, dove i Sonderburg vanno a cavallo, in cui senti l’odore forte del muschio calpestato, odore che sale ai primi raggi del sole durante una cavalcata; sono i paesaggi della Toscana che accoglie un altro ramo della famiglia con le sue verdi colline. E poi le ville, a Trieste e a Vienna, dove gli arredi sono descritti con minuzia di particolari e le porcellane con eleganti decorazioni, servono zuppe fumanti di cui senti il profumo. Poi i sentimenti che allacciano figli a genitori, stima e rispetto, o gli amori che intrecciano i legami tra famiglie non per imposizione bensì per cercare unicamente la felicità della coppia: l’amore nella famiglia Sonderburg è l’unico “vizio”.
Il romanzo termina nel dopoguerra, i familiari si ritrovano e ricominciano a vivere. Il dolore che ha colpito loro come tanti in quegli anni, si deve elaborare; lentamente ma con sicurezza Caterina, la contessa madre, mostra il cammino che devono percorrere: affidare alla loro giovinezza il compito e dovere di formare un mondo migliore. E anche se questa frase suona retorica, racchiude nella sua semplicità il significato di sopravvivenza per un popolo.