"Guadagnare tempo" di Mauro di Giusto

racconto secondo classificato alla 2a edizione del concorso "Raccontami il mare"

La vide avvicinarsi sospinta dalle onde: avanzava irradiando riflessi luccicanti dagli occhi; in corrispondenza di ogni bracciata emergeva una parte del suo corpo, così lui poteva ammirare la perfetta armonia del suo incedere e sentirsi protetto dallo squallore della solitudine.

L'eco lontana del traffico cittadino si confondeva con la melodia ovattata dei suoi sogni, e in un'altra dimensione qualcuno scuoteva la sua spalla chiamandolo per nome.

"Svegliati". Una voce.

 

Apro gli occhi, individuo una faccia nemica e alle sue spalle un soffitto senza anima dal quale penzola macabro un orribile lampadario pieno di tentacoli assassini. Io: steso su un materasso di acciaio con ai bordi due ringhiere smaltate da una vernice vecchia vent'anni. Respiro infilato nel pigiama più consumato della storia.

Quelli come me quando sognano, lo fanno sempre in terza persona.

Non sono mai io il protagonista dei miei sogni, benché mi trovi sospeso sulla trama di un incubo.

Assumo medicine in maniera automatica, bevo da bicchieri di plastica e mangio purè e mele cotte. Mi preoccupo affinché nessun ago infilato nelle mie vene schizzi via.

Oggi sono tre mesi esatti che mi trovo ricoverato in quest'ospedale.

Tre mesi sotto l'influsso di un incantesimo che non riesco a sciogliere.

Novanta giorni di sguardi che mi fissano imbarazzati.

Mi mancano le sigarette di mio padre, un bicchiere di vino con mio suocero, una banconota stropicciata da cinquanta euro e la possibilità di indossare una camicia appena stirata. Se fossi ancora dall'altra parte della barricata, mi ubriacherei solo per sfidare quest'asciutta sobrietà.

L'unico momento sopportabile della mia attuale esistenza coincide con i cinque minuti durante i quali un'infermiera spalanca la finestra per arieggiare la stanza: l'odore del mare s'impossessa delle mie narici e allora posso fermare la dannata corsa del tempo.

 

Chiudo gli occhi e rotolo sul bagnasciuga della spiaggia: percepisco la sabbia bagnata appiccicarsi alla mia pelle, la schiuma delle onde coprirmi le ginocchia e le alghe scivolose incastrarsi tra le dita dei piedi. Fatico a spalancare gli occhi che bruciano, quando, tutt'attorno, luce e mondo mi afferrano al rallentatore dal basso e mi trascinano lentamente dentro il mare. E' così facile sentirsi una parte del tutto e non avvertire la goffaggine delle mie ossa, lo spazio limitato della mia nostalgia: iniziare a fluttuare come un pensiero alla deriva.

So di essere adagiato sul grembo di una meravigliosa estate che non tornerà mai più: le gambe abbronzate delle persone che camminano in costume da bagno e occhiali da sole mi sfiorano le spalle, i materassini gonfiabili fosforescenti ondeggiano e i granchi procedono in diagonale, le madri rincorrono i propri figli, gli innamorati sigillano impossibili promesse prima di dirsi addio mentre gli anziani aspettano il tramonto avvolti dalla brezza marina di fine stagione.

 

Purtroppo so la verità.

So di essere soltanto un altro adulto dallo sguardo fiero e dal passo deciso, quindi sono consapevole di impersonare la tragedia del tempo che fugge troppo in fretta e non restituisce nulla in cambio: su quest'orizzonte bollente, infatti, scenderà il gelo, la nebbia e il buio; le persone che calpestano scalzi questa sabbia ardente emanando un intenso profumo di crema, celeranno il loro corpo con cappotti e stivali, sciarpe e aspirine; i bambini di oggi sono quelli che chiuderanno i cancelli di domani, così ognuno di noi invecchierà accanto a una stufa, dentro una fabbrica, sull'asfalto di un'autostrada o consultando un estratto conto bancario.

 

Quando le medicine saranno inutili e nessuna voce potrà più svegliarmi, quando le finestre saranno sigillate e non ci sarà nessuno cui attribuirne la colpa, ebbene, concedetemi un'ultima occasione. Lasciatemi rotolare ancora una volta sulla schiuma del mare d'agosto, perché questo rappresenta l'unico momento della mia memoria in cui riesco a guadagnare tempo.

E guadagnare tempo significa sconfiggere la paura.