Graziella Semacchi Gliubich, "Zogar co le parole"

Se vogliamo concederci una sana e allegra risata che sia terapia naturale, antidoto all'amarezza dei giorni, o più semplicemente osservare il mondo con un pizzico di ironia confacente al nostro temperamento, ci siamo imbattuti nel libro giusto.

Graziella Semacchi conosce l'arte del buonumore appaiata all'arte dello scrivere, se si aggiunge che il dialetto è sempre deputato a farci ridere - pensiamo subito a Totò, impareggiabile napoletano che tale resta anche quando recita in lingua - ebbene sì, "zogar co le parole" possiede tutti gli ingredienti per farci rilassare all'insegna della comicità. Aggiungiamo: per farci pensare, riflettere sul vissuto familiare. Perché, secondo l'antico proverbio, ridendo Bertoldo si confessa. Alla maniera della grande Sandra Mondaini.
Il libro consta di una serie di quadretti, è narrato in prima persona, protagonista è la casalinga dinamica, curiosa e intraprendente, del tutto fuori dal ruolo passivo e abitudinario che l'immaginario collettivo ha ingiustamente assegnato alla figura di moglie e madre. Possiamo intuire, tra le parole usate con garbo e arguzia, un carattere forte, addirittura manageriale,  una "mula" eternamente giovane che gestisce l'azienda famiglia e prova a sperimentare novità, in cucina ma pure con l'uso della tecnologia e del computer, del cellulare, sapendo ben ironizzare sulla maggior comunicabilità-incomunicabilità dei nostri tempi informatizzati.

Graziella indaga sulla composizione degli alimenti, non manca di mettere in guardia il lettore sulla pericolosità di grassi idrogenati, e non è mai troppa l'informazione su tali argomenti.
Torna indietro nel tempo e ricorda antiche ricette dal nome austriaco, ci conduce in centro città per una passeggiata fuori orario, magari alla luce del tramonto, a godere una libertà tutta triestina, infilandosi in un bar per un solitario e beato happy hour con peritivo e tartine, che fa "tanto strano" nella cultura mediterranea ma da noi mitteleuropei, per noi donne è la norma essere sole a consumare nei luoghi pubblici.
Sì sono tutte immagini a norma, dalla vacanza in montagna con le vecchie e nuove conoscenze e i panorami cari al cuore che ricorda, ai pasti preparati per il "fijo picio" e molto spesso per tutta la tribù, improvvisando con i surgelati. Ma proprio in questa quotidiana vitalità sorridente che non perde fiducia e non disarma sta la novità e il pregio del libro, davvero gioco, con un linguaggio visivo, colorito che non manca mai il segno, l'intento del think pink, pensa rosa.
Graziella Atzori