"Me le digo e me le conto" di Graziella Semacchi Gliubich

“Me le digo e me le conto”, volume di ben 180 pagine, snocciola quelle che l’autrice definisce ’ciacole’ nella formula già ben collaudata dei precedenti “Ciacole fra le pignate”, “La vita xe un omlet” e “Zogar co’ le parole” apprezzati , ma non solo, da un pubblico di lettori amanti del dialetto, del buonumore e di qualche  tipica ricetta. Va riconosciuta all’autrice, Graziella Semacchi Gliubich, la prerogativa di usare il dialetto che a Trieste si parla comunemente in tutti gli ambienti, col morbin caratteristico nutrito di lieve satira e grande autoironia.
“Me le digo e me le conto”  costituisce, nel variegato panorama culturale della città un esempio di tutto rispetto per la salvaguardia del triestino, dialetto che è l’anima stessa della città giuliana.