L’ultima primavera

di Fabia Totta

Il ciliegio è  fiorito.
Un sudario di petali bianchi
ricopre il prato di casa.
Ho crocifisso una rosa
allo steccato.
L’ho legata ben stretta,
senza pensare,
con mani veloci e nervose.
È la prima stagione
           senza di te.
Altre la seguiranno,
tutte più o meno uguali.
E tu non ci sarai.
Poi giungerà l’estate.
L’arsura mi sorprenderà
inerme
come una medusa alla deriva.
La sabbia mi coprirà,
colmando ogni interstizio.
           E tu non ci sarai.
Poi seguirà ubbidiente l’autunno.
Qualche foglia gialla, qualche foglia rossa
cadrà.
            E tu non ci sarai.
Mi raggomitolerò nel mio cavo dolore muschiato,
piccolo roditore terricolo
muto, sordo, cieco.
Poi sarà la volta del bianco inverno.
Mi avvolgerò nella coperta
che ci teneva stretti.
             E tu non ci sarai.
Il dolore sgocciolerà
per tutto il tempo della mia vita.
Giorno dopo giorno.
             E tu non ci sarai.

 

La mia esistenza sbiadirà come un vecchio ricordo,
diventerò sottile come il profumo di caprifoglio
che ora mi tormenta.
Svanirò
come questa luna di maggio
che galleggia nell’indaco del tramonto.
Evanescente come l’amore di Dio,
mi dissolverò,
nella rosea trasparenza dell’alba.
                   E tu allora ci sarai,
             per sempre, amore mio.