"Il ritorno del capitano" racconto di Fabia Trotta

“Ma Tu ti ergevi davanti a me, e tutto Ti sembrava ribellione, mentre era soltanto la conseguenza naturale della Tua forza e della mia debolezza.” Franz  Kafka, “Lettera al padre”

Due occhi scuri la scrutavano minacciosi: Innocui per tanti mesi, ora si erano animati a poco a poco di una luce vivida ed inquietante. Dalla porta del soggiorno si volse ancora una volta a spiare la fotografia sulla consolle. Era ancora lì. La fissò per un breve istante e poi via, lungo il corridoio che non finiva mai, verso la porta di casa.
“Ma dove corri?” Una voce allegra la trattenne.
“Vieni qua. Su, forza!...Infilati il capottino. Ecco…così” La voce femminile la blandiva incoraggiante. Si aggrappò alla mano tesa e la seguì fuori di casa come un cagnolino dietro al suo guinzaglio, giù per le scale, lungo la strada e più  giù ancora, verso il porto. Trotterellò inciampando più volte, fino al molo. Lì, la mano la trattenne. Un’ondata di vento salmastro le dilatò le piccole narici , investendola di un acre odore di pesce. Grandi uccelli bianchi si spiegarono in volo come fazzoletti nel cielo.
“Guarda! Guarda!” Esclamò la madre puntando l’indice verso l’orizzonte.
La nave si avvicinava gemendo, bella, misteriosa, tutta illuminata a festa come la Madonna durante la processione di maggio.
“Andere bande ciccoccò tre civette sul comò che…” Seduta sulla bitta, dondolava le gambette  al ritmo della filastrocca. La mano rassicurante le lisciava i capelli scomposti dal vento.
“Come sarai bella, quando arriverà papà”, le aveva detto la parrucchiera il giorno prima, aggiustandole con un’ultima sforbiciata il taglio da maschietto.
Un boato e le gomene caddero pesantemente sul molo. L’ancora srotolò in mare con uno stridore di catene in libertà. Un rantolo sordo si levò fragoroso dalle profondità oscure della chiglia. Un andirivieni concitato, passi affrettati, grida, saluti festosi.
“Mamma!” Le gambette smisero di dondolare.
“Sono qui”Una mano la strattonò giù dalla bitta.
“Eccolo!”

Dei passi decisi, fermi si staccarono risoluti  dal brusio della folla accalcata sulla banchina. Una figura imponente si arrestò al suo fianco.
“Non mi saluti?”
“Su, dai un bacio a papà”, la incoraggiò la madre, spingendola leggermente in avanti.
Gli occhi bassi ripresero a fissare la punta delle scarpette in movimento.
“Andere  bandere ciccoccò/ tre civette sul comò /che facevano all’amore/ con la figlia del dottore…”
“Guardami!” Ingiunse il padre con un leggero tremito d’impazienza.
“…Il dottore si ammalò/andere bandere ciccoccò”
Due mani possenti l’afferrarono per le spalle. Le gambette ciondolarono inerti.
Sotto i sopraccigli corrucciati, due occhi severi la paralizzarono. Due labbra carnose e fredde le marchiarono la fronte con un bacio.
“E tu non mi dai un bacio”,insistette l’uomo stringendola con maggior forza.
“E’ così che mi saluti?” Chiese innervosito.
“Non importa…imparerai anche questo,”aggiunse dopo una pausa,”anche i cani imparano a leccare il loro padrone”, concluse riappoggiandola a terra con una smorfia.
Il tramonto insanguinava il mare e le luci del porto crepitavano fievoli come le candeline su una torta di compleanno.
“Giro giro tondo/ gira il mondo/ gira la terra e…”
“Che fai, non mangi?”
“Guardami, quando ti parlo!” ordinò spazientito.
“Ti ho chiesto se non mangi”insistette puntiglioso.
La bambina scosse debolmente il capo.
“Ah, no?” ringhiò provocatorio.
Seguì un colpo. Il piatto di minestra bollente si rovesciò. Un rigagnolo verdastro inzuppò la tovaglia di lino e gocciolò lento sul pavimento. Un sommesso singhiozzo fu travolto dal fragore delle stoviglie sul pavimento e dalle vane grida di supplica. Il vestitino si era stracciato. Il tonfo sordo della mano scandiva un tempo interminabile e la testa girava e girava.
“Giro…giro…tondo…”
“Basta!” Udì gridare. Un luccichio metallico scomparve nella schiena dell’uomo. La figura corpulenta mosse un paio di passi incerti, esitò e con stupore cadde pesantemente per terra.
“Papà?...”
Poi ci fu solo silenzio. Un silenzio grande ed immobile come la distesa delle acque dopo la furia del Diluvio Universale.