"Tutto panna chantilly" di Erika Gallini

Atmosphere libri, 2014

Il dolce sapore del tempo perduto

Agnese è in quarta superiore, ha un fratello ribelle che adora, un altro con il quale convive pacificamente e un terzo che è come se non ci fosse perché, a differenza dei genitori e dei fratelli, non ha mai lavorato nell’attività di famiglia, la rinomata Pasticceria Toron, regno incontrastato del padre, inventore del pluripremiato pasticcino Tutta panna chantilly.
Agnese ama i suoi famigliari, ma si trova in un’età delicata, quella della confusione, quando le certezze traballano, i padri non sembrano più nel giusto, le madri non rassicurano più e i fratelli, soprattutto quelli ribelli, vengono messi in discussione. L’unico a mantenersi saldo al suo posto, nonostante gli scossoni, è lo squisito Tutta panna chantilly, al quale aspirano anche gli stranieri poveri come Aliej, di cui Agnese si innamora più per voglia di trasgressione che per passione.
Alla ricerca di uno spazio e di un tempo tutto suo, Agnese affronterà gli ostacoli e perderà un amore, due fratelli e l’ingenua ottusità dell’adolescenza, piangerà “disperate lacrime che raccolgono tutti e tutto, sfuggiti e fuggiti dalla (sua) vita”, ma imparerà a ragionare con la sua testa, troverà il suo posto nel mondo e si innamorerà dell’uomo giusto.
Niente però sarà più come prima, neanche il Tutta panna chantilly, “come se la sua magica essenza se ne fosse volata via, liberata dal suo scrigno”.

Scritto con uno stile rapido e vivace, “Tutto panna chantilly” è narrato in prima persona: tutto passa attraverso gli occhi, le orecchie e la mente di Agnese che parla con la voce semplice di una ragazza dei nostri tempi. 
Ogni capitolo, che descrive quasi esclusivamente situazioni o una persone, fa avanzare cronologicamente la storia verso il suo climax: la distruzione della pasticceria da parte del figlio ribelle. E’ questo il punto di non ritorno, lo spartiacque tra il mondo idillico del passato, quando il Tutto panna chantilly aveva il buon sapore dell’innocenza, e la maturità che guarda all’infanzia con la nostalgia di chi sa che indietro non si torna.

Barbara Pascoli