"Senso" racconto di Giuseppe Vergara

Pioveva e non me ne ero nemmeno accorto. Mi alzai il bavero della giacca ed iniziai a camminare lungo il marciapiede ripensando a Chiara. Aveva ascoltato quell’episodio della mia storia con Anna in silenzio e non aveva detto niente vedendomi uscire. Vagai per un po', senza meta, mentre l'intensità della pioggia aumentava. Mi fermai sotto un cornicione, accesi una sigaretta e rimasi incantato a fissare l'impatto dell'acqua che cadeva sull'asfalto. Con la mente ripercorsi ogni singola parola di quella storia come se anche la pioggia volesse sapere.


«Mi sembra di ricordare che fosse aprile, era comunque una di quelle giornate in cui capisci che l'inverno è ormai passato.  Era una domenica e io e Anna eravamo a casa, nella nostra prima casa. Non era un granché ma aveva un bel soggiorno con una vetrata che dava su una piccola terrazza dove ci stavano appena un tavolino e un paio di sedie.
Saranno state le undici del mattino, bevevo un caffè sul terrazzo e guardavo dentro la stanza. Avevo il sole alle spalle. Anna era appena uscita dalla doccia, indossava solo gli slip e una maglietta bianca. Si mise a terra sdraiandosi sopra un enorme tappeto e iniziò a leggere una rivista, fumando. Io avevo messo su un disco di Miles Davis, non ricordo quale, ma ricordo il suono della sua tromba riempire la stanza tanto quanto la luce che veniva da fuori. Finito il caffè misi una mano sul pacchetto di sigarette e mi accorsi che non avevo d'accendere; così chiesi ad Anna di lanciarmi il suo accendino. Lei continuò a leggere tenendo la rivista con la sinistra mentre con la destra tastò il tappeto finché non lo trovò. Solo a quel punto rivolse lo sguardo verso di me, mi sorrise e fece volare l'accendino nelle mie mani. Poi, senza nemmeno aspettare di vedere se l'avessi afferrato o meno, riprese a leggere. Io, invece, con l'accendino in mano, continuai a guardarla.
Era bellissima. Mi piaceva tutto di lei. Non lo so, credo che fosse tutto l'insieme, la musica, la luce e come vedevo bella Anna. Non so quanto sia durato, ma nel guardarla, in silenzio, mi sono sentito come... come...far parte di qualcosa... di qualcosa di grande, di immenso, voglio dire. Sembrava che fosse tutto una cosa sola. Io, Anna, la musica, il tappeto, le sigarette, la rivista. Tutto perfetto e tutto mescolato in un'unica magnifica sensazione. Ogni cosa sembrava perfettamente in armonia con le altre e con me. Poi lei girò una pagina della rivista, sollevò il viso e mi sorrise. Fu un attimo, perché poi riabbassò lo sguardo in cerca del posacenere, spense la sigaretta e riprese a leggere.
È strano, ma ricordo i miei occhi farsi lucidi, mentre incontravano i suoi, e l'affiorare di un piccolo nodo alla gola come se mi fossi commosso. Ma era un sentimento a cui non so dare un nome, sapevo solo di non aver mai provato nulla del genere prima d'allora e all'improvviso tutto mi sembrò avere un senso. Non parlo solo di me e Anna, della nostra storia d'amore, di quella casa. Parlo proprio anche di tutto il resto. Mi girai e guardai i tetti delle case, gli uccelli, la strada, la gente. Niente mi sembrava inutile. Mi accesi finalmente la sigaretta, aspirai lentamente poi buttai fuori il fumo e lo seguii con lo sguardo nelle sue evoluzioni. Quando mi girai verso la stanza, sentii la tromba di Miles spegnersi, lei si alzò e tornò in bagno. - Il disco è finito - mi disse. Stavo ancora bene, ma i miei occhi erano tornati asciutti e il nodo in gola svanito. Quella sensazione straordinaria era sparita e non è mai più ricomparsa nella mia vita.
Chiara, non so se sia stato davvero amore. Forse quel giorno l'ho sfiorato, forse ci sono andato vicino o forse mi sono solo illuso. Ma sono sicuro che ero parte di lei, ma anche del mondo intero, stavo in pace con me stesso e non avevo bisogno di altro che di quella donna, di un caffè, di una sigaretta e della musica giusta.
Ora però tutto questo non c’è più da tanto, tanto tempo. Quindi non ha senso che tu mi chieda se sono ancora innamorato di lei, non ha senso che tu mi chieda se l'abbia mai amata veramente, non ha senso che tu mi chieda se ti amo veramente e quanto durerà il nostro amore. Non ha senso che tu mi rinfacci di non amarti quanto ho amato lei. L'unica cosa che ha avuto un senso è stato quel fumo di sigaretta e il suo lento disperdersi sopra i tetti, tanti anni fa, quando probabilmente amavo anche me stesso».


La storia era finita ed ero sicuro di averla ricordata così come è stata raccontata poco fa. Parola per parola. Pioveva sempre più forte e il mio cornicione ormai non bastava più. Dall'altro lato della strada vidi una cabina telefonica e la raggiunsi di corsa, quando vi entrai ormai fuori si era scatenato un nubifragio. Ma lì dentro mi sentivo al sicuro. Guardavo i passanti correre in cerca di un riparo e le auto sollevare una gran quantità d'acqua dalle pozzanghere che si erano formate in mezzo alla strada. Stavo bene. Poi all'improvviso feci una cosa senza senso, sollevai la cornetta del telefono l’appoggiai all’orecchio e iniziai a parlare con Anna.