"Nero destino" di Antonio Sia

racconto primo classificato allla 2a edizione del concorso "Raccontami il mare"

La vide avvicinarsi sospinta dalle onde…

Erik strinse un po’ gli occhi per mettere meglio a fuoco quella che a prima vista gli era sembrata una bagnarola. A guardar meglio sembrava una tinozza di legno scuro, di quelle d’altri tempi, consunta e logora. Una strana forma e così malmessa, ricoperta interamente d’incrostazioni, che non si spiegava come potesse galleggiare. Un aspetto sinistro e terrificante… sembrava fosse uscita dagli inferi!

Cominciava ad albeggiare e sull’acqua stazionava immobile un’insolita nebbiolina che ovattava l’atmosfera rendendola surreale. Erik fissava incuriosito e insieme con apprensione il sinistro relitto alla deriva che si intravedeva appena. Sentiva i battiti del cuore accelerare mentre cercava di cogliere qualche particolare rassicurante. Chissà! poteva forse essere la prua di una barca andata in frantumi contro la scogliera. O forse la poppa. Sicuramente doveva trattarsi solo di un pezzo di barca o chissà cosa diavolo d’altro visto che il mare era stato in tempesta per giorni e solo adesso accennava a calmarsi.

Il vecchio Erik aveva visto mille e mille volte il mare in burrasca. Per anni, dopo ogni mareggiata, sulla sua isola aveva raccolto svariati oggetti che considerava doni tutti per lui mandati dal cielo.

Aveva caparbiamente voluto rimanere a vivere la fine dei suoi giorni su quello scoglio anche dopo la chiusura del glorioso faro che aveva reso servizio per oltre cento anni.

Un gigante sulla distesa blu, per avvertire della sua presenza e degli scogli che affioravano su quel tratto di mare. Alla base di quel cilindro di cemento il piccolo appartamento su due livelli, caratteristico con le sua mura circolari, era stata la sua casa per cinquant’anni. Non sarebbe stato possibile per lui concepire una vita altrove. Era oramai vecchio, stanco e solo. In quella casa aveva vissuto con Lara fino a che lei se ne era andata in una notte di tempesta e ora riposava nel prato proprio subito dietro il faro. Quello era il suo mondo e lì sarebbe anche stata la sua dimora per l’eternità, vicino Lara.

Da quella posizione privilegiata, Erik era rimasto più di una notte ad ammirare il mare in burrasca. Le onde altissime dalle creste spumeggianti, che si avvicinavano minacciose a riva spalancando un’enorme bocca ruggente dalle fauci voraci inghiottendo ogni volta la scogliera in un sol boccone, incutevano timore. Spruzzi di schiuma bianchissima, accompagnati da fragori assordanti, raggiungevano quasi le finestre della sua abitazione.

Lo spettacolo, esaltato dalla luce del faro, era pauroso e allo stesso tempo regalava un’atmosfera magica e suggestiva.

Erik amava il mare, amava respirarne a pieni polmoni l’odore inconfondibile, nutrimento per il suo spirito. Quel profumo, per lui cresciuto sulle sue rive, gli era entrato dentro e non lo aveva mai più lasciato, era parte di lui. Davanti al mare, davanti al suo colore, al suo rumore e al suo odore, ricordava chi veramente egli fosse.

L’aria era pungente e cominciava ora a soffiare un vento gelido. Erik si recò sulla scogliera per cercare di comprendere meglio la natura dell’oggetto galleggiante che si stava avvicinando.

Notò, adagiata sul fondo una sagoma scura. Una massa informe ripiegata su se stessa. Poteva trattarsi di tutto, anche oltre la sua più fervida immaginazione. Scorse un movimento e la sagoma ebbe come un sussulto. Con movenza lenta si alzò in piedi. Una figura umana, imponente, avvolta in un mantello, si stagliava nel cielo a poca distanza da lui. La barca si avvicinò proprio allo scoglio dove Erik si era posizionato. Avrebbe voluto fuggire ma era impietrito dalla paura. Visto da vicino quel volto scuro incuteva terrore. Due occhi neri come la pece, imperscrutabili, lo fissavano senza tregua provocandogli un tremore incontrollato.

La figura sfilò da sotto il mantello la grande falce montata sul lungo bastone. Ci volle poco, forse non fece nemmeno in tempo ad accorgersi che la sua ora era giunta.