"Ombre diffuse" di Andrea Ribezzi

Massimo Ravera è di nuovo sulla scena: il poliziotto anticonformista dalla cocciuta testardaggine investigativa e dai rapporti esuberanti con le donne e i superiori, ci conduce in una Trieste di metà anni ’90, che ristagna, sonnolenta, nel facile perbenismo.
La morte di uno scienziato egiziano del Centro di Fisica Teorica di Miramare, le rotte internazionali dei traffici illeciti e gli ambienti dello spaccio di droga e della prostituzione, sono gli scenari dove si troverà a indagare stretto dalle spietate, per lui inspiegabili, procedure d’apparato.
Scritto quasi tutto in forma di dialogo con uno stile essenziale intessuto di ironia, il romanzo è uno spaccato della società in cui si muovono personaggi delle periferie esistenziali, ma anche una sottile analisi psicologica del protagonista che, coltivando silenzi e seguendo gli ammonimenti della sua voce interiore, cercherà di dissipare, non sempre con successo, le tante ombre che lo circondano.

Dopo Sette fine (2009) e Eredità Blindate (2010) Andrea Ribezzi è in questi giorni in libreria con Ombre diffuse, un altro giallo di ambientazione triestina, che ha come protagonista ancora l'ispettore di polizia Massimo Ravera.

I fatti narrati prendono spunto dall’omicidio di un ricercatore presso il Centro Internazionale di Fisica Teorica di Miramare su cui Ravera inizia a indagare anche se non ufficialmente incaricato.

Ma, come spesso accade, nulla è come sembra: parallelamente alla morte dello scienziato si innescano una serie di avvenimenti che, partendo da presupposti diversi e lontani, finiranno poi per trovare una convergenza. Ravera, riappropriandosi della veste che maggiormente gli si addice, e accettando malvolentieri le rigide regole imposte dalle indagini ufficiali, scopre un vaso di Pandora dagli sviluppi imprevedibili in un mondo dove tutti hanno qualcosa da nascondere. Si lancia come sempre a capofitto nell'inchiesta che si addentra nel sottobosco della prostituzione e dello spaccio di stupefacenti e coinvolge anche i traffici illeciti internazionali e i servizi segreti della ex Jugoslavia.

L’ispettore, ricorrendo al suo fiuto investigativo e con l'aiuto dei colleghi (i quali nonostante gli attriti, sono sempre pronti a sostenerlo e a perdonargli i colpi di testa), cercherà di sbrogliare le intricate matasse che non toccano solo vicende giudiziarie, ma pure i sentimenti delle persone, le loro tragedie personali, mantenendo uno sguardo attento alla fragilità dell'essere umano, ai suoi segreti spesso inconfessati, e persino alle esagerate ostentazioni.
L' analisi a volte spietata del male si accompagna ad una spasmodica ricerca della verità, là dove molti fingono di non vederla.

La trama, in linea con le vicende narrate, prende vita in una Trieste minore, per nulla iconografica, lontana dagli sfavillii e dalle immagini da cartolina; grazie alla forma dialogata, le persone si svelano lentamente al lettore con le parole e i gesti, in tutta la loro umanità e le loro miserie.

Figura centrale del racconto è ancora una volta il nonno Settimo che rientra da protagonista come memoria storica e per sostenere il nipote nei momenti più difficili: un confronto/incontro generazionale dal forte valore simbolico per imparare a mitigare le esuberanze con saggezza e umiltà e soprattutto a coltivare l'arte del dubbio.

A cura di Maria Irene Cimmino, Ass.cult. irReale-narrativakm0