"La strana coppia" racconto di Andrea Ribezzi

«Prego signora, s’accomodi!»
La donna entrò decisa e si sedette di fronte al poliziotto. «Sono qui per denunciare un fatto.»
«Mi dica» le rispose con tono monocorde.
«C’è un estraneo in casa mia!»
L’ispettore aggrottò la fronte. «In che senso?»
«L’ho lasciato lì dieci minuti fa, il tempo di venire qui.»
«Poteva chiamarci subito, le avremmo mandato la Volante. A quest’ora se ne sarà andato via.»
«Non credo.»
Il poliziotto fletté la testa e osservò meglio la donna: aveva una cinquantina d’anni, era pallida e minuta, vestita con semplicità. Gli sembrava una persona perbene.  
«Mi spieghi meglio.»
«Circa un quarto d’ora fa sono rientrata a casa e l’ho trovato seduto sul divano.»
«E lei che ha fatto?»
«Niente, senza dire una parola sono uscita e mi sono precipitata qui.»
«La serratura della porta d’ingresso era forzata?»
«No!»
«Aveva lasciato qualche finestra aperta?»
«No, ne sono sicura.»
«E’ riuscita a vederlo bene? Me lo potrebbe descrivere?»
«Certo: alto un metro e settantacinque, corporatura normale, capelli e occhi castani…»
L’ispettore ebbe una strana sensazione.
«…a gennaio compie sessantun anni» aggiunse la donna.
«Ma allora lei lo conosce?»
«Sì. È stato il mio convivente per quasi due anni.»
Per un attimo nessuno parlò.
«Signora – riprese il poliziotto con fare paterno – cosa posso fare per lei?»
«Vorrei che lo invitasse a uscire da casa mia.»
«Ma per questo basta che glielo dica lei, ne ha tutto il diritto.»
«L’ho già fatto, ma lui non ci sente da quell’orecchio.»
«Questo lo capisco, ma mi sfugge un particolare: tecnicamente come fa quest’uomo a entrare in casa sua, se lei non vuole?»
«Ovvio, ha un paio di chiavi ed entra quando non ci sono. Non me le ha mai restituite.»
«E cambiare la serratura?»
«Ci ho pensato ma non mi sembra giusto, a parte il costo, non voglio dargliela vinta.»
Il poliziotto si grattò la nuca e pensò a suo figlio che in quel momento stava giocando una partita di calcio e a se stesso che doveva stare in ufficio ad ascoltare i bizzarri problemi della gente. «Immagino che il suo ex convivente non sia né proprietario, né comproprietario della casa in questione e che non vi abbia neanche la residenza anagrafica, giusto?»
«Sì.»
«Perciò quando quest’uomo entra nel suo appartamento, senza autorizzazione, compie una violazione di domicilio e lei può querelarlo.»      
La donna rimase impassibile. «Ispettore, io non voglio fargli del male, vorrei solo che uscisse dalla mia casa e dalla mia vita. Lei mi può aiutare in questo? Se solo potesse parlargli, sono sicura che capirebbe e se ne farebbe una ragione.»
«Senza una querela o almeno un esposto non posso convocarlo.»
«Ma io non le chiedevo di convocarlo qui, pensavo piuttosto a un suo intervento da me… ora.»  
«Signora mia, la polizia non svolge questo tipo di servizio.»
«No? Allora le chiedo scusa, non sono pratica di problemi giudiziari e grazie per le informazioni che mi ha dato.» Si alzò e con le lacrime agli occhi si avviò verso l’uscita.
Il poliziotto la seguì con lo sguardo ma appena rimase solo provò un vago malessere e senza pensarci su la raggiunse, ormai fuori dal commissariato, e si offrì di accompagnarla a casa.
Vedendola entrare insieme al poliziotto, l’ex convivente si mise sulla difensiva e ascoltò il sermone senza reagire. Alla fine consegnò le chiavi e se ne andò.
Più facile del previsto concluse fra sé l’ispettore mentre tornava in ufficio.  
La settimana successiva la donna ritornò in commissariato, era fuori di sé e voleva sporgere querela: da due giorni l’uomo si era piazzato sotto casa sua.
L’ispettore redasse il verbale e glielo sottopose per la firma. La signora lo lesse lentamente, prese la penna ma la mano cominciò a tremarle.
«Non ci riesco, mi scusi» e scappò via.
    
Qualche giorno dopo il poliziotto incrociò la donna al supermercato. Era insieme all’ex convivente davanti al banco salumi. Attendevano di essere serviti tenendosi per mano, come due fidanzatini.