Andrea Ribezzi, "Ciliegie in Autunno"

Un fil rouge che si snoda dall’infanzia alla maturità, attraverso un’adolescenza sofferta, nei rapporti spesso difficili con la famiglia, gli amici, le donne, visti con gli occhi carichi di aspettative di Marco Stibel, sullo sfondo di una Trieste a cavallo fra gli anni ’60 e i giorni nostri.
Un evento imprevedibile lo porterà a squarciare il velo su una vicenda ingoiata dalle tenebre della storia: l’emigrazione in Jugoslavia di migliaia di monfalconesi nel 1946 e la tragica sorte di alcuni di essi deportati a Goli Otok.
Il protagonista inizia una ricerca tenace e coraggiosa su esistenze scomode rimaste sospese, ma anche su se stesso e sui valori in cui credere.
In attesa della prossima indagine dell’ispettore Ravera, l’autore consegna ai suoi lettori una storia coinvolgente e drammatica in cui non viene mai meno lo slancio ad “… afferrare la vita”.

Trama

Il romanzo, ambientato in una Trieste a cavallo fra gli anni ’60 e i nostri giorni, vede Marco Stibel  affrontare il cammino sulle strade della vita: gli scontri in famiglia, i primi amori,  le difficoltà  con gli amici, le crisi di coscienza, il difficile periodo degli anni di piombo,  le delusioni e il disincanto. Sarà però una scoperta casuale e l’indagine su un delitto a rimetterlo in gioco e portarlo a svelare un pezzo di storia tragica coperta dalla polvere dell’oblio e della convenienza politica: la vicenda dei quasi 30.000 oppositori deportati dal regime comunista di Tito a Goli Otok, isola della Dalmazia trasformata nel secondo dopoguerra in campo di rieducazione. Qui non furono imprigionati solo dissidenti jugoslavi, ma anche alcuni lavoratori dei cantieri navali di Monfalcone che, fedeli al loro ideale di comunismo, non vollero accettare l’ allontanamento di Tito dalla politica sovietica e che per questo furono perseguitati dal regime titino.
La storia ci parla anche di uno di loro, Pietro Fantini, a nome di tutti quelli che vollero affrontare con coraggio e determinazione  un destino di dolore, umiliazioni e disumane sofferenze e per molti anche la morte.

 
Recensione

Ciliegie in Autunno è un romanzo di formazione, un genere oramai poco frequentato, se non addirittura trascurato, nel panorama letterario italiano ed europeo. Andrea Ribezzi invece, dopo la pubblicazione di due fortunati polizieschi (Settefine e Eredità Blindate), ha voluto misurarsi con questa impegnativa prova d’autore.

Il libro è costituito da due parti apparentemente distanti e distinte, per contro intimamente e saldamente legate l’un l’altra, ed anche da due stili narrativi diversi: una scrittura pacata, descrittiva e dal fluire più morbido all’inizio, ma che si avvia verso il nocciolo duro del racconto con una crescente tensione fino ad un deciso cambio di passo, in linea con la tragicità degli eventi che stanno per accadere - il ritmo si fa più spedito, l’incedere talvolta ansante.
Ma il romanzo ci parla anche di due vite lontane nel tempo, quella appunto di Marco Stibel e quella di Pietro Fantini: due destini che inaspettatamente si incrociano, come se volessero farsi trovare per completarsi a vicenda.
La storia è sovente inframmezzata da episodi onirici che si innestano perfettamente nella trama con rara efficacia narrativa, a meglio comprendere la psicologia del protagonista.
Un accenno particolare merita una straordinaria figura di donna, Adele, sorella di Pietro Fantini. Quasi un’eroina del teatro greco che ricorda l’Antigone sofoclea: determinata e fragile, indomita e dolente.  Grazie alla sua sensibilità ed intelligenza ella guiderà Marco Stibel a scoprire la verità, malgrado le ustioni dei ricordi e le ferite dell’anima,  lungo quel percorso formativo che porta alla ricerca dei valori fondanti della propria vita  e ad una piena e consapevole maturità, per cominciare a vedere le cose e non solo ad immaginarle.
Ciliegie in Autunno: uomini vissuti in un tempo altro, in un oscuro altrove e che rivivono qui, adesso, fra le parole di questo libro.

Maria Irene Cimmino